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CRAVASCO CLIMBING, COS'E'?

Cravasco Climbing é un'associazione sportiva che sostiene le attività culturali, ricreative e di solidarietà. Le tematiche principali in cui opera riguardano l'alpinismo, l'arrampicata sportiva, l'escursionismo, la tutela ambientale, la diffusione delle conoscenze naturali e il relativo rispetto e di quanto fa riferimento alle attività di carattere sociale.
Quest'avventura ha avuto origine nel primo gruppo "Amici di Cravasco", un piccolo sogno che si è trasformato in questa entusiastica realtà.
Cravasco Climbing collabora con molti partner tra cui sezioni CAI, l'associazione Climber2000 e Boulder Factory.

COSA FACCIAMO, IN BREVE.

L'Associazione si occupa del recupero di falesie e sentieri, focalizzando la propria attenzione sul genovesato ed é composta da un gruppo di volontari, ognuno con la sua differente storia, accomunati dalla grande passione e dalla voglia di fare per migliorare il proprio pezzetto di mondo. Qualche anno fa alcuni elementi pensarono che dopo aver trascorso molto tempo ad arrampicare su lavori fatti da altri fosse giunto il momento di dare il proprio contributo: quella decisione diede origine a un cammino che li ha portati a questo punto, l'inizio di una nuova avventura. I volontari oltre a pulire sentieri e riqualificare siti naturali d'arrampicata, si dedicano all'erudizione culturale collaborando con altri interlocutori della val Polcevera.

Restyling Falesia Locus Amoenus – Lago Valnoci

Come preannunciato, l’ASD Cravasco Climbing, con il gruppo Arrampicate.it che ha coordinato i lavori, ha provveduto alla completa riattrezzatura del settore sinistro della palestra di roccia conosciuta come Locus Amoenus, presso il lago Val Noci, nel Comune di Montoggio (GE).

L’intervento è stato attuato grazie alla costruttiva collaborazione con l’amministrazione comunale e la SPAVS, Società Pescasportivi Alta Valle Scrivia, che assieme ad IREN hanno sottoscritto un’intesa per la promozione del comprensorio. E a questi tre ‘attori’ va da subito riconosciuta la lungimiranza per aver compreso l’importanza di queste azioni mirate ad una valorizzazione delle peculiarità ambientali offerte da un territorio affascinante ma poco conosciuto, che ha avuto comunque una recente ‘forzata’ riscoperta in seguito alle ben note vicende pandemiche.
Ci auguriamo che questo progetto sia d’esempio e di stimolo per altri enti locali ad investire sul turismo sportivo che può essere un valido traino per il rilancio dell’Oltregiogo genovese.

La falesia è frequentata da almeno due decenni, anche se i primissimi itinerari risalgono alla metà degli anni ottanta, e tutto l’immane lavoro di chiodatura, disgaggio, pulizia e decoro della base è gravato sulle spalle (e sulle reni) di Gianfranco Caforio che sempre in solitudine, con un opera durata anni e con proprie risorse economiche, ha dato la possibilità a tante persone di passare ore liete su questi scivoli di roccia marnosa. A lui va tutto il plauso della ‘minoranza rampicante’ per la sua appassionata opera volta anche alla difesa e al rispetto per questi luoghi.

Ma il tempo passa per tutti, per gli uomini ma anche per i materiali, e da tempo si era quindi resa necessaria una revisione completa delle protezioni in parete che non rispondevano più agli attuali standard di sicurezza, sopraggiunta poi anche la modifica della base della parete stessa che ha comportato una diversa disposizione degli ancoraggi di partenza, per evitare spiacevoli cadute al suolo.
Tutti i chiodi e i gruppi sosta infissi sono perciò in acciaio inox 316L certificati per queste attività, incollati con resina epossidica bicomponente. Si è proceduto poi ad un ulteriore opera di disgaggio, sugli itinerari stessi e sulle zone adiacenti, di materiale roccioso che negli anni si era pericolosamente accumulato.

Il Locus Amoenus è dunque pronto per rivivere una nuova giovinezza come il sito merita ma nonostante sia stato fatto tutto il possibile per aumentarne la sicurezza e la fruibilità, trattandosi di un ambiente naturale soggetto ad eventi climatici e di altra natura, nulla può sostituire la valutazione critica personale delle condizioni in essere al momento dell’inizio della propria scalata. E allora… cervello ‘acceso’, occhi aperti, casco ben allacciato e buon divertimento!

L’ultimo pensiero è di mero ringraziamento per tutti i volontari che si sono avvicendati a nostro sostegno, chi con qualche ora, chi con giornate intere finite ben oltre le tenebre, chi con una striscia di focaccia e una tazza di tè caldo.

La ri-costruzione di spazi di condivisione avviene anche grazie a tutto questo.

 
 
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